Palazzo Vendramin Grimani
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Conferenza
Due appuntamenti che esplorano il simbolismo dello specchio nella tradizione artistica e spirituale, tra Oriente e Occidente, intrecciando storia delle immagini, mistica e narrazione. Le conferenze si terranno in lingua francese, traduzione simultanea in italiano.
Accesso gratuito su prenotazione.
Sabato 23 maggio, ore 18:00
Le miroir magique
Da quando l’umanità affascinata colse il suo primo riflesso in una superficie d’acqua — è il mito di Narciso — fino a lucidare specchi di ossidiana come nell’antico Messico, di bronzo levigato nell’Egitto faraonico e poi nella cultura greco-romana, infine di vetro, fino a farlo scintillare di tutti i suoi riflessi cangianti in quella Venezia rinascimentale e barocca che fu la città-specchio per eccellenza, dove persino i dipinti si offrivano come riflessi, l’uomo si contempla nella superficie di una profondità infinita, dunque magica: tentando spesso, attraverso i secoli, di leggervi i segreti più intimi dell’anima umana, di decifrarvi l’universo intero, persino di scrutarvi il passato e l’avvenire — poiché uno specchio ben lucidato non mente mai, come ben sa la crudele regina della celebre fiaba dei fratelli Grimm. Speculazione, riflessione: il nostro stesso linguaggio paragona il pensiero a uno specchio.
Questa prima conferenza ripercorre la storia, il simbolismo e l’estetica dello specchio attraverso diverse arti e civiltà, dal Messico precolombiano, passando per l’illusionismo pittorico del Rinascimento italiano voluto da Leon Battista Alberti già nel 1435, fino al rifiuto moderno della tela-specchio in Picasso e Matisse.
Dalla mistica buddhista alla speculazione sufi dell’Islam medievale, il tema dello specchio dell’anima — oggetto centrale della meditazione sacra cinese e giapponese, ma anche dipinto sulle pareti lucenti fino a brillare come specchi tutt’intorno all’immensa Rocca di Sigiriya dai monaci dello Sri Lanka nel V secolo della nostra era (e un lontano riflesso di quella stessa Rocca di Sigiriya, divenuta celebre attraverso l’Eurasia, si rispecchierà persino sul Monte del Purgatorio di Dante) — verrà ripreso e amplificato dai più profondi filosofi musulmani. Essi ne trasmetteranno infatti l’immagine riflettente da Avicenna (980-1037) e al-Ghazālī (1058-1111) in Persia, fino all’Andalusia con Ibn Ṭufayl (1110-1185) e Ibn ‘Arabī (1165-1240) — senza dimenticare i mistici cristiani come Amaury de Bène (1150-1207), Margherita Porete (1250-1310), Ramón Llull (1231-1316) e Meister Eckhart (1260-1328), che ne rifletteranno tante idee analoghe — in attesa della sua abbagliante illustrazione nella poesia persiana di Nizami (1141-1209), ‘Attār (morto verso il 1221) e soprattutto Rūmī (1207-1273): ulteriormente illuminata dai miniatori, calligrafi e ceramisti da un’estremità all’altra dello spazio musulmano. Poiché, dai sultanati del Marocco e della vicina Spagna fino ai regni indo-musulmani, lo specchio dell’anima diverrà, quasi come una prefigurazione dell’Einstein moderno, una soluzione dell’equazione dell’universo.
Michael Barry
Michael Barry (nato a New York nel 1948) è uno storico americano-francese e docente all’Università di Princeton, specializzato in civiltà islamica medievale, cultura persiana e storia dell’Afghanistan. Ha insegnato Cultura Islamica nel Dipartimento di Studi sul Vicino Oriente di Princeton dal 2004, è stato presidente consultivo del Dipartimento di Arte Islamica del Metropolitan Museum of Art (2005-2009) e consulente speciale dell’Aga Khan Trust for Culture dal 2009.
Autore di saggi fondamentali sull’arte e la storia dell’Afghanistan, ha vinto il Prix Femina nel 2002 per la biografia di Ahmad Shah Massoud. Prima dell’insegnamento ha trascorso oltre vent’anni in Afghanistan come operatore umanitario e consulente internazionale, testimoniando anche davanti al Senato USA sui crimini di guerra sovietici.