Palazzo Vendramin Grimani
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Patrick Saytour. Le pli et le temps / La piega e il tempo
18 aprile – 22 novembre 2026
Palazzo Vendramin Grimani, Venezia
Mostra
Palazzo Vendramin Grimani presenta la prima mostra in Italia dedicata all’artista francese Patrick Saytour (Nizza, 1935 – Aubais, 2023), attraverso un percorso fatto di pieghe, bruciature e superfici instabili, in cui la sua ricerca sulla materia entra in risonanza con l’annientamento concettuale di Piero Manzoni, dando vita a un dialogo radicale sul gesto e sul tempo.
Affacciato sul Canal Grande, Palazzo Vendramin Grimani è uno dei luoghi simbolo del Rinascimento veneziano, oggi animato dalla Fondazione dell’Albero d’Oro. A seguito di in rigoroso lavoro di restauro, ricerca e valorizzazione, la Fondazione intende fare di questo palazzo uno spazio vivo di riflessione e di creazione, aperto al pubblico e al dialogo internazionale.
La programmazione si articola attorno a mostre temporanee, residenze, pubblicazioni e incontri, con l’obiettivo di mettere in relazione le pratiche contemporanee e la memoria architettonica e storica del sito. In occasione di questa mostra, Palazzo Vendramin Grimani si apre all’opera di Patrick Saytour, accogliendola non come un semplice scenario, ma come una presenza ispiratrice. Le opere vi saranno accolte e abiteranno lo spazio, rivelandone le pieghe, gli strati e le temporalità, in una relazione di ospitalità attiva tra una dimora veneziana e la creazione contemporanea.
Questo nuovo progetto si inserisce nella linea di ricerca ed espositiva della Fondazione, che nel corso degli anni ha sviluppato una continuità tematica: dal filo e dal tessuto, fino a valorizzare oggi la piega come metafora di un’etica capace di accogliere la complessità e l’imperfezione. Anche per questa mostra, grande importanza è attribuita al dialogo tra le opere e il contesto espositivo di Palazzo Vendramin Grimani, dove storia e contemporaneità si incontrano attraverso progetti originali, frutto di accurate ricerche.
Curatela di Daniela Ferretti.
In collaborazione con Ceysson & Bénétière.
Copyright © 2026, Fondazione dell'Albero d'Oro, All rights reserved.
Photos © Ugo Carmeni
© PATRICK ANDRE ANTOINE SAYTOUR, by SIAE 2026
© Fondazione Piero Manzoni, by SIAE 2026
Patrick Saytour (Nizza, 1935 – Aubais, 2023) è stato una figura di spicco del movimento Supports/Surfaces e tra i protagonisti della sperimentazione pittorica francese sin dagli anni Sessanta. Del movimento, nato negli anni Settanta, fanno parte artisti come André-Pierre Arnal, Vincent Bioules, Louis Cane, Daniel Dezeuze, Noël Dolla, Toni Grand, Bernard Pagès e Claude Viallat, accomunati dal dibattito teorico e dall’impegno comune in strategie espositive non convenzionali, praticate collettivamente.
La mostra a Palazzo Vendramin Grimani presenta per la prima volta al pubblico i risultati della ricerca di Saytour: pieghe, tagli, bruciature, strappi, solarizzazioni e cuciture, superfici che non si lasciano fissare in un’unica forma e che definiscono un lessico esistenziale. Le sale decorate, le prospettive sul Canal Grande, gli stucchi, i pavimenti e l’architettura dell’edificio diventano cornice e contrappunto per tessuti piegati, bruciati o abbandonati al sole. La materia fragile dell’artista incontra la solidità della pietra e della storia, creando un dialogo fatto di echi e contrasti: vulnerabilità e permanenza, silenzio e memoria. Ogni stanza diventa così una soglia, un’esperienza in cui l’opera deve essere percepita prima che guardata.
Numerose le serie che raccontano il percorso dell’artista, come Plié/Déplié, che si offrono come archivi del tempo: drappi che custodiscono la memoria dei gesti e della materia. La piega torna come metafora di un’etica capace di accogliere complessità, imperfezione e irregolarità. I Repliés e i Brulages mostrano invece la vulnerabilità del tessuto: la piega trattiene ombre, il fuoco lascia cicatrici, il tempo si deposita in strati sottili. Nelle Nature morte, l’artista trasforma oggetti quotidiani in strutture sospese tra equilibrio e precarietà: qui la piega diventa un modo per interrogare la vita silenziosa delle cose, la loro resistenza al tempo, la loro fragile permanenza.
Un’accurata selezione di opere su carta costituisce inoltre il cuore segreto della mostra. È sulla carta che l’artista concentra e distilla la sua energia: vibrazioni minime, tagli rapidi, tracce leggere che rivelano la vitalità inesauribile del gesto. Ogni foglio custodisce gli esiti di una ricerca che non conosce mai un punto di arrivo. Lontane dall’essere marginali, queste opere disegnano una geografia silenziosa e offrono al visitatore la possibilità di entrare nel laboratorio interiore dell’artista.
In questo percorso l’energia di Saytour incontra la tensione radicale e il silenzio di Piero Manzoni, che all’azzeramento affida al gesto concettuale il senso dell’opera fino a cancellare l’autore stesso nell’ironia delle sue azioni. Achrome, Linee, Fiato d’artista e alcuni lavori su carta sono il controcanto necessario alle manipolazioni e alle metamorfosi della materia e della superficie di Saytour. Entrambi gli artisti rivelano infatti la tensione tra azzeramento e rinascita, tra gesto e idea, tra il desiderio di una tabula rasa e il bisogno di accogliere la materia. Due visioni che condividono un desiderio di verità: il rifiuto dell’ornamento, l’urgenza di un gesto che non finga, che non rappresenti. In questo dialogo si crea uno spazio di riflessione, una pausa in cui il pensiero si dilata e lo sguardo si rinnova.
Patrick Saytour
Patrick Saytour (Nizza, 1935 – Aubais, 2023) ha seguito una doppia formazione nel teatro e nelle arti decorative e per lungo tempo ha oscillato tra la pittura e il teatro. Dopo aver studiato all’École nationale des arts décoratifs di Nizza, si è trasferito a Parigi, dove ha frequentato la rinomata École Camondo. Dal 1959 al 1961 Patrick Saytour svolge il servizio militare in Algeria. Nel 1963 riceve il Prix de la Fondation de la Vocation come regista teatrale. Nominato professore presso la scuola comunale di disegno di Nizza nel 1967, incontra Claude Viallat, Bernard Pagès, Daniel Dezeuze, André Valensi, Toni Grand e Noël Dolla.
Membro fondatore del gruppo Supports/Surfaces, Patrick Saytour ha occupato all’interno del movimento una posizione marginale, critica e persino ironica. Il suo lavoro può essere definito come un’impresa di decostruzione della forma, del colore, del formato e delle modalità di presentazione, per usare le parole di una sua stessa dichiarazione. In quegli anni si è impegnato in una sorta di parodia teatrale dell’arte, messa in scena attraverso un vocabolario volutamente povero e l’uso di tecniche rudimentali: piegature e spiegature sistematiche, combustioni, immersioni, solarizzazioni e così via.
I materiali da lui utilizzati sono scelti tra i più comuni o kitsch: plastiche, tessuti e pellicce sintetiche, facilmente reperibili nei mercati frequentati dai lavoratori immigrati. Alla fine degli anni Settanta, mentre insegnava all’École des Beaux-Arts di Nîmes, Saytour ha realizzato assemblaggi con oggetti da bazar: lampade, bandiere, fotografie di pin-up, arazzi decorativi raffiguranti caravelle, cervi in ambienti boschivi, principesse, fantasie arabe e simili.
Più recentemente, l’attitudine parodica privilegiata dall’artista ha dato vita — sotto titoli come Gli Anniversari, Le Celebrazioni, Le Cronache, Le Commemorazioni, Le Incoronazioni, Le Javas, I Matrimoni, Le Noube, I Monumenti e altri — a opere sottili nelle quali il progetto di decostruzione e di sovvertimento dell’arte si dispiega attraverso composizioni di grande bellezza formale. Questi lavori sono costituiti da insiemi di costumi festivi per bambini, bluse in tela grezza, abiti per bambole, strisce di cartone, feltro, piccole casse di legno, modellini teatrali, sagome e cartamodelli per abiti, mappe e altri elementi analoghi.
A questi hanno fatto seguito assemblaggi di oggetti che mettono in scena —monumentalizzati fino all’eccesso — oggetti sia decorativi sia utilitari, tra cui una lampada metallica che sembra emergere dal sogno parossistico di un megalomane tuttofare. Tuttavia, come accade per le opere di Claes Oldenburg, queste “sculture” si affermano come lavori raffinati, dai quali emana una strana seduzione. La stessa attrazione si prova di fronte a reti tese su cerchi metallici, da cui pendono frutti di plastica, galleggianti da reti da pesca, perline, piume e una moltitudine di decorazioni festive. Il loro artificio è accentuato da ciò che Patrick Saytour stesso definisce una “cosmetica” del banale — più precisamente, un pomponnage — applicata all’opera d’arte.
Un pomponnage gioioso, disposto con lo zelo di un allestitore di vetrine. Le opere di Saytour sono state esposte nella maggior parte delle istituzioni europee dedicate all’arte moderna e contemporanea e sono presenti in numerose importanti collezioni pubbliche e private.
Daniela Ferretti
Daniela Ferretti, laureata in Architettura, si specializza nel campo della progettazione espositiva, curando dal 1977 ad oggi oltre 250 allestimenti di mostre per enti ed istituzioni pubbliche e private, sia a Venezia sia altrove, collaborando con alcuni tra i maggiori critici e storici dell’arte italiani e stranieri. Tra le Istituzioni con le quali ha collaborato si ricordano: la Biennale di Venezia, le Scuderie del Quirinale e la Galleria Borghese a Roma, il CCCB a Barcellona, la Hayward Gallery a Londra, il Reina Sofia a Madrid, la Haus der Kunst a Monaco, il Museo Puskin a Mosca, il Musée d’Orsay a Parigi, Palazzo Grassi e Palazzo Grimani a Venezia. Oltre all’exhibition design la sua esperienza professionale si estende anche all’organizzazione globale delle manifestazioni espositive.
Responsabile dell’Ufficio Allestimenti dell’Assessorato alla Cultura, diventa nel 1996 coordinatore del Servizio Mostre ed Allestimenti Espositivi presso la Direzione dei Civici Musei Veneziani, partecipa al Comitato Internazionale per la Riorganizzazione del Sistema Museale di Piazza San Marco e viene nominata Capo Progetto per alcuni interventi finalizzati alla creazione del sistema per l’Arte Contemporanea a Venezia. Dal 2007 al 2019 dirige il Museo Fortuny. Nel 2008 è nominata Dirigente dell’Area Museale 3. Entra a far parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Maeght di S. Paul de Vence. Proportio, curata con Axel Vervoordt e allestita a Palazzo Fortuny, vince il Leading Culture Destinations Awards per la più bella mostra del 2015. Dal 2019 fa parte del Consiglio di Amministrazione della Fondazione dell'Albero d’Oro a Venezia. Tra il 2020 e il 2026 ha curato e realizzato mostre a Venezia e presso importanti istituzioni, tra cui il Caumont – Centre d’Art di Aix-en-Provence, la Pinacoteca Agnelli di Torino, il Museo degli Eremitani di Padova e Palazzo Attems-Petzenstein a Gorizia.