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Tra arte, artigianato e letteratura: gli arazzi ospiti a Palazzo Vendramin Grimani

24 maggio 2021

Per la prima apertura al pubblico, la Fondazione dell'Albero d'Oro ospita una collezione di arazzi cinquecenteschi e seicenteschi di manifattura francese. Queste opere, di cui la funzione, oltre che decorativa e celebrativa, era l'isolamento termico di grandi sale difficilmente riscaldabili durante l'inverno, erano spesso organizzate in cicli.

Più arazzi, con un tema o racconto comune, arredavano in modo organico le pareti dei palazzi.

Due arazzi della selezione esposta a palazzo traggono ispirazione dal poema epico Gerusalemme liberata di Torquato Tasso (1544-1595), la cui prima edizione completa vide le stampe nel 1581.

In occasione della Prima Crociata (alla fine dell’XI secolo), indetta per liberare la terra santa dal dominio musulmano, Goffredo di Buglione (ca. 1058-1100) venne posto alla guida dell’armata cristiana inviata per riconquistare Gerusalemme, presa nel 1099. Su questa missione, Tasso innesta storie sentimentali e fatti magici che contribuirono all’immenso successo del poema in tutta Europa.

Armida davanti a Goffedro di Buglione

Armida davanti a Goffedro di Buglione

La scena, tratta dal canto IV (25-96) del poema, si ispira ai disegni di Bernardo Castello (1557- 1629) incisi da Camillo Cungi (1557-1629). L’arazzo illistra il momento in cui la maga musulmana Armida, mandata nel campo cristiano dal re di Damasco, tenta di sedurre Goffredo con lo scopo imprigionarlo e neutralizzare i crociati. La maga narra profusamente a Goffredo la sua vita (inventata) e gli chiede di soccorrerla con le sue truppe. Goffredo le rifiuta l’aiuto ma lascia i suoi Crociati liberi di decidere della sua sorte. I crociati la scorteranno fuori dall’accampamento cristiano.

Armida rapisce Rinaldo

Armida rapisce Rinaldo

L’arazzo successivo, ispirato dal cartone di Simon Vouet (1590-1649), è tratto dal canto XIV, strofa 68 del poema epico. Dopo l’incontro tra Armida e Goffredo di Buglione, il cavaliere Rinaldo si imbatte nel gruppo di cavalieri che, caduti sotto le sue malie della maga Armida, erano divenuti suoi schiavi. Rinaldo assale la scorta e libera i compagni. Per vendicarsi, la maga incanta l’eroe con un discorso che lo fa piombare in un sonno profondo, ma mentre si appresta a pugnalarlo, se ne innamora. La scena rappresentata nell’arazzo mostra il moneto in cui Armida lega Rinaldo dormiente con “lente ma tenacissime catene” fatte di piante e fiori, e con l’aiuto di un’ancella lo issa sul suo carro magico per trasportarlo sull’isola incantata.

Avete notato come nello stemma dei Grimani dall’Albero d’Oro compaia una croce? Pare che proprio Goffredo di Buglione omaggiò con questo simbolo a un Grimani che prese parte alla crociata, come riconoscimento per aver difeso la cristianità.